fb

Gli otto rami dell’Ashtanga Yoga: da Asana a Samadhi

Pubblicato: 02/23/2024

(TERZA PARTE DI TRE)

Ora vediamo gli altri rami dell’Ashtanga Yoga, dal terzo all’ottavo.

3. Asana

Sono le posizioni Yoga. Le asana vengono descritte come stabili (sthira) e gioiose, confortevoli (sukham).
Per ottenerne la padronanza e la perfezione, è necessario uno sforzo continuo prolungato. Il corpo e la mente si muovono in armonia e si assimilano con l’infinito. Tutti i dualismi della mente cessano di esistere.
Patañjali non menziona le asana con il loro nome, ma presuppone una lunga tradizione della loro pratica. Alcune posizioni sono citate nei vari commenti alla sua opera e in altri testi sullo Yoga. In India, dopo Patañjali, la pratica sistematica e precisa delle asana si estinse. In anni recenti, grazie all’opera di Maestri come Krishnamacharya, K. Pattabhi Jois e B.K.S. Iyengar, la ricchezza e la profondità delle asana cominciano ad essere nuovamente apprezzate. 

4. Pranayama

È l’arte della respirazione Yoga.
Consiste nella regolazione e nel raffinamento dell’inspirazione (puraka), dell’espirazione (rechaka) e dell’apnea (kumbhaka). Imparare a controllare e incanalare il respiro vitale induce un’attitudine introspettiva e apre le porte della conoscenza spirituale.
Il pranayama si può imparare solo dopo aver raggiunto un buon livello di padronanza delle asana. Il respiro è formato dall’elemento grezzo aria e dal prana, la forza vitale che pervade l’universo. Il prana è l’anello di congiunzione tra l’organismo umano e il cosmo. Poiché il prana è composto di energia, tutti i testi tradizionali sullo Yoga mettono in guardia dal praticare il pranayama senza una guida e prima che l’allievo sia pronto. 

5. Pratyahara

È il ritiro dei sensi dal mondo esterno nel sé interiore. Le distrazioni esterne non riescono a superare la soglia del mondo interiore.

6. Dharana

È uno stato di concentrazione profonda e ininterrotta.
Consiste nella capacità di rivolgersi al proprio mondo interiore, di mantenere il campo di coscienza attentiva verso un punto, un riferimento.

7. Dhyana

È la meditazione. La durata della concentrazione aumenta finché la mente giunge a fondersi con il suo oggetto e lo contempla incessantemente. Soggetto e oggetto diventano un tutt’uno.

8. Samadhi

È uno stato trascendente oltre la meditazione.
I processi psicologici si arrestano e la coscienza è completamente assorbita nell’anima. È lo stato della verità e della beatitudine. Samadhi è il culmine della pratica Yoga, e lo si raggiunge di rado. È suddiviso in diversi livelli di evoluzione spirituale, collegati ad ambiti via via più elevati. Il massimo livello è definito ” Samadhi senza seme”: nella mente non ci sono più tracce delle azioni né desideri; questo stato è definito anche kaivalya, ovvero l’isolamento dell’anima dalla materia. 

Pubblicato: 02/23/2024